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Le sorelle soffici
sorelle soffici
Le sorelle soffici
PIERPAOLO VETTORI
ROMA, ELLIOT, 2012


Veronica Soffici è una ragazza molto speciale, parla con gli scrittori defunti che popolano la biblioteca di casa, mangia mele con i chiodi di garofano e protegge come può la sorella Cecilia da qualsiasi forma di pericolo si possa presentare all’orizzonte. La sua è una famiglia di industriali, la cui fortuna è stata costruita sulla ricetta segreta di una marmellata diventata famosa in tutto il mondo. Ma i tempi cambiano e l'ombra del fallimento sembra incombente, mentre i primi scandali di Tangentopoli cominciano ad apparire nelle cronache. Un aiuto potrebbe arrivare da un ambiguo faccendiere, l'unico in grado di garantire una via d'uscita, ma sarà necessario sacrificare qualcuno e allora la scelta cade sulla vulnerabile Cecilia. Giorno dopo giorno, Veronica riporta nel suo diario ricordi, visioni, fantasie ma anche i mutamenti repentini che stravolgono la routine familiare, insieme al viavai di speculatori, portaborse e politici che stringono d'assedio i terreni intorno a villa Soffici. Alla ragazza non resta che organizzare una forma di resistenza tutta sua e giocare la crudele partita con il mondo. Una lotta combattuta con l’immaginazione e il rifiuto di ogni compromesso con una realtà inaccettabile e corrotta.

Giovedì 11 marzo 1993
Ieri hanno dovuto buttare giù la porta della biblioteca.
È caduta con un tonfo sordo, i cardini divelti dai colpi d’ascia. I nostri genitori stavano sulla soglia come la fotografia di un matrimonio d’altri tempi, la polpa del viso pallida e afflosciata dalla preoccupazione.
«Mio dio, Veronica, come stai?» ha detto la mamma in un sussurro. «Cerca di coprirti per carità».
I due vigili del fuoco sono rimasti impalati con i loro caschi neri e le asce sollevate. Sembravano due soldatini di cera. La mamma mi ha nascosto con il suo golf perché ero nuda, a parte una foglia di fico in cartapesta sull’inguine.
«Toglierò le chiavi a tutte queste schifose serrature» ha detto papà andandosene nel suo studio. [...]

La recensione di Repubblica

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