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Non dovevamo essere qui

caroniaNel contesto delle attività realizzate dal comune di Cerreto Guidi in occasione delle celebrazioni per la Giornata della Memoria 2012, si svolgerà giovedì 9 febbraio, alle ore 17, presso il Museo della Memoria Locale di Cerreto Guidi, la proiezione in anteprima del film documentario “Non dovevamo essere qui” (30’, 2012).

Il film, a cura di Piera Ferrara e Silvia Haia Antonucci, sarà proiettato alla presenza delle autrici, di Leone Paserman (Presidente della Fondazione Museo della Shoah di Roma) e dei protagonisti del video: Eugenio e Giacomo Sonnino, due fratelli che da bambini furono salvati dal medico Giuseppe Caronia (nella foto).

Il video racconta la storia del pediatra romano Giuseppe Caronia, docente universitario costretto ad abbandonare l’insegnamento per le sue posizioni antifasciste, che nel corso del 1944 salvò dalla deportazione svariate decine di perseguitati politici e razziali nascondendoli nel dipartimento di malattie infettive del policlinico di Roma. Caronia diagnosticava ai suoi assistiti gravi malattie in modo da evitare ogni ulteriore verifica sulle loro reali condizioni di salute, in certi casi spacciandoli per medici o infermieri.

Presso il Mumeloc è inoltre visitabile la mostra didattica su La Comunità Ebraica di Roma dalle leggi razziali alle deportazioni (1938-1945), che è stata inaugurata lo scorso 26 gennaio e che rimarrà a Cerreto fino al prossimo 26 febbraio 2012. La mostra è visitabile nel seguente orario: dal martedì al sabato dalle ore 9 alle 13 e il mercoledì dalle 15 alle 18, domenica 12 e 26 febbraio dalle 15 alle 19. L’ingresso è gratuito.


Giuseppe Caronia, nato nel 1884 e morto nel 1977, fu un illustre pediatra, intellettuale, politico.
Ha ricevuto dallo Yad Vashem di Gerusalemme la medaglia di “Giusto fra le Nazioni”, massima onorificenza civile conferita dallo Stato di Israele a coloro che hanno salvato ebrei durante la Shoah mettendo a repentaglio la loro stessa vita. In sua memoria è stato piantato a Gerusalemme un albero nel Giardino dei Giusti, come simbolo di riconoscenza eterna.

I fratelli, Eugenio e Giacomo Sonnino, all’epoca dei fatti poco più che bambini, sono tra i sopravvissuti che a lui devono la vita. Così lo ricordano, in un’intervista esclusiva realizzata per questo progetto:

“Di buon’ora mia madre, Elvira Di Castro, uscì di casa per andare a trovare i suoi genitori Angelo Di Castro e Debora Perugia, che abitavano poco distante. Giunta in prossimità della loro abitazione, le andò incontro il portiere che furtivamente le disse di allontanarsi e fuggire perché i genitori, ed anche due anziani zii che vivevano nello stesso caseggiato, erano stati portati via dai tedeschi. Tornò a casa disperata, aiutò nostro padre, invalido ad una gamba, a vestirsi, preparò mio fratello e me e fuggimmo. Si recò dall’ortopedico curante, chiedendogli di ricoverare mio padre nella sua clinica, ma questi le consigliò di rivolgersi al prof. Caronia, che già conoscevamo e frequentavamo come illustre pediatra. Il prof. Caronia si prodigò immediatamente: disse a mia madre come doveva preparare mio padre e la invitò a portarglielo subito alla Clinica delle malattie infettive, dove venne accettato e ricoverato, col nome falso di Luigi Bucci. Poi, facendosi la situazione pericolosa anche lì, tornammo da Giuseppe Caronia e anch’io e mio fratello venimmo ricoverati nella Clinica, col cognome Bucci, con diagnosi di morbillo, difterite e broncopolmonite. Quanti ebrei, quante vite umane ha salvato in quei mesi Caronia?
Durante il bombardamento degli alleati su Roma, quando medici e malati stavano tutti insieme nei rifugi, una bomba colpì l’edificio. Mentre il vicino iniziava a mormorare una preghiera cristiana udii, come un coro proveniente dall’oscurità, lo Shemà Israel (preghiera in lingua ebraica) e soltanto allora compresi quanti ebrei avessero trovato rifugio presso il prof. Caronia”.